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Gianfranco Galliani Cavenago – Ecoistituto della Valle del Ticino 

 

“QUANDO AD EMIGRARE ERAVAMO NOI”

Storie di Cuggionesi in America

 

 

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Capitolo 6 

Capitolo 7 

Capitolo 8

Capitolo 9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla relazione presentata il 14/12/2002 - Chiesa S. Rocco , Cuggiono

 

Capitolo1

Per introdurre il tema ho pensato di dare lettura di un frammento di una memoria che scrisse un intellettuale gallaratese - nativo di Samarate per essere precisi - tal Ercole Ferrario, che nel 1868 presentò una memoria dal titolo “Intorno all’emigrazione che avviene nel circondario di Gallarate”. Ercole Ferrario era a quel tempo un’intellettuale conosciuto, almeno nei nostri paesi, e fu autore della monografia sulle classi agricole del circondario di Abbiategrasso, che entrò poi a far parte della più ponderosa inchiesta agraria Jacini.

Scriveva Ferrario nel 1868: 

“Chi conosce i contadini della pianura lombarda sa con quanta intensità di affetto amino il sito ove nacquero e vi rimangano, a così dire, tenacemente abbarbicati.Cuggiono - Chiesa Vecchia dalla Piazza S. Giorgio  - Foto archivio Gianfranco Scotti , Museo Cuggiono Si contentano del poco che trovano nel loro paese, non sono vaghi di avventure, ne temono i rischi e diffidano di ciò che non conoscono ed è fuori dalle loro abitudini. Ebbene, codesta popolazione casalinga, modesta, paziente, incuriosa e quasi dico timida, adesso a frotte lascia i propri casolari  ed ogni cosa più caramente diletta e, datasi in balìa di gente ignota, stivata sulle navi, affronta volenterosa i disagi ed i pericoli di una lunga navigazione per cercare una nuova patria in paesi lontanissimi dei quali ignora gli usi, la lingua, il clima e che sa flagellati spesso da spaventose e micidialissime malattie.”

 

Così scriveva Ercole Ferrario, che continuava poi la sua memoria manifestando stupore, meraviglia, incredulità per questo fenomeno che, già negli anni Sessanta, coinvolgeva tanta gente che, a frotte appunto, lasciava il proprio paese per dirigersi, varcando il mare oceano, nel continente americano, e più precisamente in Argentina. Il linguaggio di Ferrario era un linguaggio dolente, segnato da profonda umanità, da grande comprensione, ne capiva le cause e lo giustificava. Diverso era invece il linguaggio dei grandi proprietari lombardi e milanesi, che manifestavano anch’essi timore e meraviglia dinanzi a questo esodo, ma lo facevano in termini niente affatto comprensivi, quanto piuttosto quasi sempre fortemente censori, minacciosi e, comunque, molto preoccupati. Anche un uomo politico del tempo, Ercole Lualdi, deputato al parlamento di Busto Arsizio, che già si era fatto conoscere alcuni anni prima per aver sottoscritto una memoria - sottoscritta da ben 114 industriali lombardi -, inviata all’allora governo Ricasoli, in cui invocava misure protezionistiche per la nascente industria tessile della nostra regione. Ercole Lualdi presentava in parlamento, in qualità di deputato, un’interrogazione e, anche lui minacciosamente, chiedeva al governo di prendere severe misure affinché questo fenomeno, che non si era mai visto, fosse contenuto, limitato, se non addirittura soppresso. Insomma c’era grande preoccupazione e l’interrogazione di Lualdi, che è anch’essa del 1868, può essere considerata l’inizio di tutto un lungo dibattito sull’emigrazione italiana che durerà parecchi decenni e che avrà in seguito dei risvolti anche diversi. Per intanto c’era questa meraviglia, questo stupore, l’invocazione affinché si ponesse freno a questo fenomeno; e se ne facevano diligenti interpreti, in molti casi, anche le autorità di governo.

Se andiamo a visitare gli archivi storici dei nostri comuni potremmo trovare nella categoria “Esteri” moltissimi documenti del sottoprefetto di Abbiategrasso, per esempio, che invitava i sindaci ad andar piano nel rilasciare i nullaosta per i passaporti dell’estero. E così fece, sempre nel 1868, il prefetto di Milano con una circolare inviata ai sindaci della provincia.

 

 

Il prefetto di Milano ai sindaci della provincia

“Milano 20 ottobre 1868.

Vengo a conoscenza del sottoscritto che non pochi fra i sindaci della provincia sogliono con troppa facilità rilasciare i nullaosta per passaporti all’estero, e massime per le Americhe, ove purtroppo, oggi più che mai, questa popolazione rurale tende ad emigrare ed emigra gettandosi così sconsigliatamente in una serie di sventure e in un probabile pericolo di periodi di stenti, poiché dove, tra un sogno ed un altro e per essere stati ingannati da qualche furbo che di lor persona fa una speculazione commerciale, come si farebbe d’armenti, credono di trovar l’abbondanza e l’oro; trovano invece l’abbandono e la miseria e tutte le relative conseguenze, in seguito di che si rammentano allora, ma invano, dei patrii campi e assediano i regi consolati  per far ritorno a spese del pubblico erario nazionale. 

Nell’atto lo scrivente invita e prega i signori sindaci a volere, in unione alle persone più probe e stimate di ogni comune, adoperare tutti i mezzi di dissuasione  e a ritrarre quegli sconsigliati  dal pericolo in cui si gettano così alla cieca;  li invita anche ad essere restii nel rilasciare nullaosta e a farlo solo quando, per prove evidenti e per cognizioni che essi abbiano delle possibilità d’ogni singolo postulante, essi siano convinti innanzitutto che non sia vincolato da obblighi di leva e che esso postulante abbia poi i mezzi sufficienti per fare un viaggio sino a destinazione, così come prescritto dall’articolo 10 della legge 13 novembre 1857, promulgata in Lombardia con decreto del governatore del 28 giugno 1859, avvertendoli che, ancorché rilasciassero il nullaosta senza i suddetti estremi, i postulanti troverebbero sempre un rifiuto presso gli uffici della sottoprefettura e questura, quando non fornissero anche quelli le volute prove.”

 

                                                                                                                             Firmato 

Il Prefetto della Provincia di Milano

 

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