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Omelia di don Giovanni Barbareschi

cappellano partigiano delle Brigate Fiamme Verdi, autore del libro "Memoria di sacerdoti - Ribelli per amore".

Basilica di Cuggiono,  28 ottobre 2010. 

 

Nell'ambito della iniziativa "Il Fuoco della Libertà" in ricordo dei sacerdoti impegnati nella Resistenza, organizzata da "Centro Culturale Aldo Moro" - Cuggiono, "Centro Studi Marcora" di Inveruno e il Decanato di Castano Primo

 

 

"Non intendo fare una omelia, ma intendo parlare a ciascuno di voi, a ogni persona.
Intendo riv
olgermi a quel concetto di persona che ciascuno di voi ha certamente quando dice : io.

Non parlo solo alla tua intelligenza, al tuo cuore, alla tua volontà : intendo parlare alla tua persona, a tutto il tuo io.
Tu sei un essere creato da Dio, unico e irrepetibile nella storia umana : non ci sarà mai un essere come te, con il tuo carattere, con la tua intelligenza, con la tua sensibilità.

Nel profondo di te stesso tu solo sei il tuo padrone, non appartieni a nessuno, nessuno può dirti suo.
Anche se tu fossi uno schiavo, il tuo padrone comanderebbe le tue azioni, non le tue intenzioni.

Nel profondo del tuo io sei unico : ecco perché il tuo modo di capire, di lavorare, di amare è unico.
Solo tu sei capace di amare così, di soffrire così, di intuire così.

 

Se mi chiedi perchè questa unicità del tuo essere, la risposta è una sola : perché tu sei un uomo libero, una persona libera.

Cerca di riappropriarti della tua storia, della tua infanzia, della tua adolescenza ...
Forse ricordi atti di ribellione, quando hai detto un no al tuo papà, alla tua mamma, al maestro o all’educatore.
Quelle ribellioni nascevano dalla esigenza di essere una persona libera.

Poi, maturando, hai scoperto tutti i condizionamenti della tua libertà. Forse non credi più alla tua libertà ... e la scienza ti suggerisce che sei condizionato dal tuo codice genetico, dalla storia dei tuoi primi anni, dall’educazione che hai ricevuto, dalla religione che hai ereditato.
Ti accorgi che la tua libertà è una piccola isola in un oceano immenso di condizionamenti.

Ecco perché il primo atto di fede che la persona umana deve fare, non è in Dio, ma è nella sua libertà.
Credo ... credo, e non dimostro, di poter diventare una persona libera, nonostante le mie debolezze, le mie cadute, i miei tradimenti, i condizionamenti che la società di impone ... Credo di poter diventare una persona libera.

Siamo abituati a dividere l’umanità in due categorie : atei e credenti, ma questa è una divisione culturale, storica.

Se con un aereo vi portate in India, in quel mondo, in quella cultura, la parola “ateo” non esiste neppure.

La vera distinzione non è dividere atei da credenti, ma come ci suggerisce la parola di Dio, la vera distinzione è tra uomini liberi e uomini schiavi.

Il cardinale Schuster, in un documento storico del 6 luglio 1944, documento che la censura ha proibito di pubblicare, scriveva : “ Stiamo vivendo una lotta fratricida, con vittime innocenti, una lotta fatta di odio, di livore umano, una vera caccia all’uomo, con metodi così crudeli che farebbero disonore alla belve della foresta ... “.
Continua ancora il cardinale : “ Ogni ufficiale che presiede a una squadra di una cinquantina di uomini si crede autorizzato ad assaltare villaggi, a incendiare cascinali,  a tradurre  in  prigione,  a   torturare,  a  fucilare ...”.

Io avevo allora 21 anni e con alcuni amici a questa situazione ci siamo ribellati.

In una prima fase ci siamo preoccupati di salvare militari italiani che non volevano aderire alla Repubblica di Salò, e militari inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento.
In una seconda fase ci siamo preoccupati di salvare ebrei ricercati solo perché ebrei.
Salvare significava procurare loro documenti falsi e aiutare la loro fuga in territorio svizzero.

Ci siamo anche preoccupati di diffondere alcune idee, ed è per questo che ho personalmente fatto parte di quella che potrei chiamare la redazione del giornale clandestino “Il ribelle”.

Tra il 1944 e il 1945 furono 26 i numeri del nostro giornale. La tiratura per ogni numero era di 15.000 copie.

Ho incontrato a Milano due volte il vostro don Giuseppe Albeni, allora prete dell’oratorio a Cuggiono, per consegnare copie del nostro giornale, che lui pensava poi a distribuire.

Per stampare e diffondere quel misero foglio che pretendeva di essere un giornale, più di uno di noi è finito in carcere, in concentramento, più di uno non è tornato, e lo sapevamo di giocare con la morte.

La redazione era composta di 6 persone : 4 sono morte in campo di concentramento o fucilate.

Se voi mi chiedete se la nuova società che allora sognavamo è quella di oggi, rispondo chiaramente di no.
Sembra oggi che fare politica sia prevalentemente nell’interesse personale dei propri amici, e non nell’interesse del bene comune.

Al modo attuale di intendere e di fare politica dobbiamo avere il coraggio di ribellarci.

Mi sembra fondamentale una domanda : ci siamo liberati , o piuttosto abbiamo abbattuto un faraone e abbiamo assistito alla comparsa di altri faraoni ?

Perché il fascismo non è solo una dottrina o un partito, una camicia nera o un saluto romano.
Il fascismo è un modo di vivere nel quale ci si arrende e ci si piega per amore di un quieto vivere o di una carriera.

Il fascismo è una mentalità nella quale la verità non è amata e servita perché verità, ma è falsata, ridotta, tradita, resa strumento per i propri fini personali, o del proprio gruppo, o del proprio partito.
E’ una mentalità nella quale teniamo più all’apparenza che all’essere, amiamo ripetere frasi imparate a memoria, non personalmente assimilate, e gridarle tutti insieme, quasi volendo sostituire l’appoggio del mancato giudizio critico con l’emotività di un’adesione psicologica, fanatica.

Ecco  le parole con le quali un sacerdote della diocesi di Milano descrive la situazione attuale, in un suo recente libro :

Hanno spento i sentimenti, l’hanno chiamata ascesi
Hanno svuotato il comandamento, l’hanno chiamata morale
Hanno omologato il tutto, l’hanno chiamata unità
Hanno zittito le coscienze, l’hanno chiamato ubbidienza
Hanno mummificato i riti, l’hanno chiamata liturgia
Hanno ucciso i profeti, l’hanno chiamata ortodossia
Hanno chiuse le porte, l’hanno chiamata identità
Hanno respinto le barche, l’hanno chiamata sicurezza
Hanno cacciato i giudici, l’hanno chiamata giustizia
Hanno deliberato leggi inique, l’hanno chiamata legalità
Hanno imbavagliato un parlamento, l’hanno chiamata efficienza
Hanno manipolato un popolo, l’hanno chiamata democrazia.


Se questa è la situazione, termino rivolgendomi alle vostre persone, a ciascuno di voi :
ribellatevi, prima che sia troppo tardi.
Diventate persone libere, libere nel vostro modo di pensare, di agire, di amare, di pregare.

A fare di noi persone libere non saranno mai le strutture e neppure le ideologie. Non saranno mai la televisione e i mass-media.

Scrivevamo sul nostro giornale : “  L’uomo nuovo non lo fanno le istituzioni né le leggi, ma un lavoro interiore, uno sforzo costante su se stesso che non può essere sostituito da surrogati di nessun genere : noi influiremo sul mondo più per quello che siamo che per quello che diciamo o facciamo ... “.
Abbiamo anche avuto il coraggio di stampare la frase di Giuseppe Mazzini : “ Più della servitù temo la libertà recata in dono ... “.
Scrivevamo ancora : “ Non vi sono liberatori, ma solo uomini che si liberano “.

Continuando il discorso delle beatitudini non avrei paura, oggi, ad affermare : “ Beato colui che sa resistere “, anche se il resistere oggi è più difficile, perché non siamo di fronte a mitra puntati, ma siamo coinvolti in un clima di subdola persuasione, di fascinosa imposizione mediatica, che è come una mano rivestita con un guanto di velluto, ma che ugualmente tende a toglierti la libertà.

A ciascuno di noi, nella libertà della nostra coscienza, la decisione : voglio diventare una persona libera ?"


don Giovanni Barbareschi

 

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